I tormenti d’amore di «Titanic» nell’opera malinconica di Rossini

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Elena, sessant’anni dopo, ricorda la giornata in cui il re le salvò la vita. È in una stanza con Malcolm, che diventerà suo marito. Ma non ha mai dimenticato il re. L’effetto di questa donna ormai anziana che fa il doppio della protagonista, questo personaggio muto che in La donna del lago di Rossini non esiste, è del regista Damiano Michieletto, e ci riporta al Titanic. Per il direttore d’orchestra Michele Mariotti c’è un secondo rimando cinematografico: «I ponti di Madison County, la scena finale, quando Meryl Streep, al semaforo che sta per diventare verde, deve decidere: o cambia la vita e segue Clint Eastwood, o si accontenta di quello che ha. Ed è quello che succede in quest’opera». È l’apertura del Rossini Opera Festival di Pesaro, l’8 agosto, uno degli eventi dell’estate musicale. Riunisce tre star ancora giovani: al regista Michieletto e al direttore Mariotti (alla guida della «sua» Orchestra del Comunale di Bologna), si aggiunge il divo della città, la voce di Juan Diego Florez. La sua vita artistica è cominciata a Pesaro, gli hanno dato la cittadinanza onoraria e il 19 terrà un recital al festival dove canterà arie dalle dieci opere che dal ‘96 ha cantato al Rof: «Sono stati vent’anni importanti per loro come per me. Ricordo ancora quando dovetti sostituire all’ultimo momento il tenore protagonista, che diede forfeit nella Matilde di Shabran, mentre io ero stato scritturato per un piccolo ruolo in un altro titolo».

Michieletto ha immerso la natura selvaggia dell’opera, quasi un’anticamera del Guglielmo Tell, tra nostalgia e memoria. C’è la Scozia di Walter Scott da cui tutto muove? «No, però c’è il tema romantico e quello delle rovine. Elena, l’eroina, è il simbolo dell’anima umana inquieta, ondivaga, ambigua come l’ambientazione del poema. Le opere di Rossini hanno il ruolo principale che dà il titolo: Tell, Otello, Cenerentola, Elisabetta…Qui c’è la donna del lago (la georgiana Salome Jicia uscita dall’Accademia del Rof) che dà subito il timbro di qualcosa che non conosci, nemmeno lei sa che cosa vuole e chi ama». I costumi hanno tinte pastello svaporate, mentre gli ambienti, non realistici, sono due: la stanza del presente, con i due doppi muti che fanno da contrappunto creando una partitura fisica, e una stanza dei ricordi, distrutta e ottocentesca, con una grande pozza d’acqua in cui la donna entra ed esce: c’è l’erba, il canneto, un ambiente lacustre della memoria dove tutto si mescola. «È un’opera sognante — dice Florez — con melodie che si protraggono a lungo, non è la tipica opera seria di Rossini, esce dagli schemi, ed è bellissima. Il mio personaggio, il re, si traveste da povero per capire il suo popolo, ha sentito parlare di Elena, se ne innamora ma lei è promessa al suo nemico giurato, e ama un altro».

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